Al Fenera …e ritorno.

Questa è la cronaca semiseria di un pomeriggio-sera-notte che ha rischiato di far precipitare sotto i minimi storici il livello medio di fiducia e prestigio del gruppo scout di Gattinara, nonché di fornire materiale per innumerevoli articoli di giornalisti indignati per l'imprudenza che regna nella nostra associazione e, infine, spunti per svariate cavalcate (al Carnevale di Gattinara). Tutti rischi fortunatamente scongiurati dal fatto che l'avventura è finita bene, che la responsabilità di quanto accaduto non era in alcun modo nostra e che di questo si sono resi conto, almeno così pare, tutti i genitori interessati.

 

Premessa: nel mese dì dicembre decidiamo di fare un'uscita al monte Fenera, scendendo nelle Arenarie che sono le grotte più impegnative ma anche più belle da vedere. Come avevamo già fatto in passato, contattiamo un gruppo speleologico che ci assicura la disponibilità per fornirci lampade, imbragature, caschetti etc. e accompagnarci nelle grotte. Durante la settimana precedente l'uscita facciamo una riunione con gli speleologi che ci spiegano alcune tecniche di base, e ci mettiamo d'accordo sull'itinerario da seguire. Lo speleo che conosciamo meglio è un po' influenzato, ma ci assicura che un altro accompagnatore, pure lui presente alla riunione, farà le sue veci.

 

Domenica mattina: il ritrovo è alle ore 9 davanti alla botola di ingresso. Noi siamo puntuali. Gli speleologi (cinque in tutto) arrivano con 40 minuti di ritardo, ci sistemiamo tutti e, alle 10.15, ci caliamo nel cunicolo. Scendiamo tranquilli, tranquilli fino quasi al fondo della grotta, poi, siccome sono le 14 passate, decidiamo di risalire. Come da accordi presi in precedenza, un gruppo di noi tre più due speleo, risale per la stessa via fatta all'andata che comprende la risalita con maniglie e staffa di un pozzo (poi da disarmare togliendo corde e sicurezze) profondo una decina di metri, mentre noi e i ragazzi del clan, insieme a tre accompagnatori, prendiamo un'altra via che, passando per cunicoli e forre, permette di risalire senza l'aiuto di corde. Ci diamo appuntamento al bivio dove i due rami si ricongiungono e poi ciascun gruppo parte.

 

Dopo circa un'ora di cammino noi (e probabilmente anche gli altri speleo) iniziamo a sospettare che la nostra guida non sia poi tanto sicura dell'itinerario da seguire; dopo un'ora e mezza iniziano a temerlo anche i ragazzi; dopo due ore arriva la resa. Il personaggio ci comunica di non ricordarsi più quale sìa la strada giusta per uscire dalla grotta: sguardo ammutolito dei ragazzi, con lacrime trattenute da parte della ragazza  e decisione di tornare al più presto in fondo al pozzo dove ci eravamo separati dall'altro gruppo. Verso le 17.30 siamo al pozzo, che naturalmente, è stato disarmato e quindi non è più praticabile: però, siccome quello è un luogo che sicuramente si trova sull'itinerario da percorrere per scendere in grotta, ci sediamo in buona pace e ci mettiamo ad attendere che qualcuno degli altri torni indietro a cercarci.

 

Tanto per tenere alto il morale della truppa cantiamo e facciamo un po' gli scemi: in compenso siamo tutti bagnati perché i cunicoli che avevamo percorso erano molto bagnati e iniziamo a risentire l'umidità. Intorno alle 18.30 la ragazza inizia a farneticare sul fatto che nessuno tornerà indietro a cercarci, e che comunque non ci troveranno, e che lei... non si è neanche confessata per Natale e quindi se muore magari va a finire in un altro posto abbastanza somigliante a quella grotta. Facendo battute e scherzando riusciamo a distrarla per un po', poi, ciclicamente ha crisi di sconforto e sembra assolutamente convinta del fatto che non ci troveranno per parecchi giorni o forse mai. Un altro, novizio alla prima uscita, ci comunica che sua madre sarà stata presa da un coccolone e che quindi i suoi avranno più di un motivo per essere preoccupati. Noi capi avremmo volentieri preso a schiaffi l'accompagnatore (che si era dimostrato abbastanza inutile) ma ci asteniamo dal farlo e dal dirgli alcunché perché non sarebbe tanto educativo per i ragazzi.

 

Intanto, fuori, si è messa in moto la macchina dei soccorsi: i due accompagnatori dell'altro gruppo intimano telefonicamente al tipo influenzato (evidentemente l'unico che conosceva bene il ramo che avremmo dovuto prendere noi) di raggiungere subito le grotte per venirci a tirare fuori. Alberto avverte telefonicamente Daniela e Rosella che creano due "mini unità di crisi". La staff di reparto fa da centralino telefonico a casa e fornisce sostegno psicologico (sempre telefonicamente) alle mamme e alle nonne. Rosella e Vittorio vengono invece a Fenera San Giulio.

 

Intorno alle 23.30, finalmente, i due speleo di soccorso arrivano nel punto in cui ci trovavamo noi: per prima cosa gli cade in una forra il sacchetto con il carburo per le lampade, così perdiamo esattamente mezz'ora per recuperarlo. Alla vista dei soccorsi la ragazza risorge istantaneamente dallo stato di sconforto e si dimentica dei quasi voti che aveva fatto pur di uscire da lì (essere più gentile, farsi monaca di clausura, portare in chiesa un mega cero subito dopo il ritorno a casa). Per la terza volta, stanchissimi, percorriamo il ramo di risalita e, finalmente, alle ore 2 a.m. usciamo dalla botola. Per fortuna, ad attenderci non ci sono né fotografi né altro, ma in compenso ci sono gli uomini del soccorso alpino (chiamati da uno degli altri accompagnatori) che avevano già allertato i Carabinieri (maresciallo di Borgosesia, capitano di Varallo e colonnello di Vercelli) e il soccorso speleologico di Torino, che, fortunatamente, non era ancora arrivato. Visto che stiamo tutti bene, si accontentano delle nostre generalità e poi ci fanno telefonare a genitori, capi scout e parenti vari. Poi se Dio vuole, ci mettiamo in cammino per scendere alle auto dove c'erano in attesa i papà dei ragazzi del clan e, alle ore 4.30 siamo tutti a casa nostra.

 

Visto tutto questo spiegamento di forze dell'ordine, la notizia è già diventata di dominio pubblico: pazienza! Comunque l'importante è che sia finito tutto bene.

 

Ps. Il Capitano dei Carabineri mi ha detto che intende chiamare lo pseudo accompagnatore in caserma per fargli un bel cazziatone. Vedremo...